Eleanor Oliphant sta benissimo di Gail Honeyman

Eleanor Oliphant sta benissimo è un caso letterario che ha venduto migliaia di copie in tutto il mondo. Un esordio ben studiato, alla portata di ogni lettore medio. Per meglio dire, un romanzo commerciale strutturato sulla suspance nell’attesa della scoperta del trauma della protagonista. A me, personalmente, questi libri hanno veramente stufato. Non posso più definire colpo di scena qualcosa che già sapevo si sarebbe verificato.

Eleanor Oliphant sta benissimo si basa su alcuni eventi classici: un nuovo incontro, per dirne una; il soccorso di un vecchietto in difficoltà; il cambio di look. Ma vende perchè  la protagonista, che ci parla in prima persona, è fuori dal comune. Vive completamente da sola, tanto che il suo weekend significa scolare vodka aspettando il lunedì lavorativo. Va in ufficio per tutta la settimana, senza comprendere le sciocche dinamiche del posto (pettegolezzi, frivolezze, riunioni). Ascolta i suoi colleghi parlarle alle spalle, additarla come stramba. Poi ogni mercoledì aspetta la telefonata di sua madre, probabilmente dal carcere, una donna malvagia e rude. Questa è la vita di Eleanor Oliphant, che tuttavia non la trova nè triste nè solitaria. Anzi, la particolarità di questa storia è l’ironia (non voluta) del personaggio che, estranea del tutto alle convezioni sociali, si trova a far del piacevole umorismo su tutto ciò che accade.

“A questo punto tentai di mimare delle virgolette con un gesto delle dita, come avevo visto fare una volta a Janey, tenendomelo in serbo per le occasioni future, e credo di essermela cavata con disinvoltura.”

Sono tante le situazioni comiche che si creano grazie al modo di fare di Eleanor, completamente avulsa da modi di fare normali per la società, ma effettivamente bizzarri se solo vi si riflette sopra.

Mi porse il nastro con il palloncino. “Che cosa rappresenta? E’… formaggio?” Nessuno mi aveva mai regalato un palloncino gonfiato prima, e sicuramente mai di quella forma così strana. “E’ Spongebob, Eleanor”, spiegò, scandendo bene le parole come se fossi un’idiota. Un spugna da bagno semiumana con gli incisivi sporgenti! In vendita come se fosse qualcosa di assolutamente ordinario! E’ da una vita che la gente mi dice che sono strana, ma, sul serio, quando vedo cose del genere mi rendo conto di essere relativamente normale.

Se però Eleanor vive tutto con molta risolutezza, capiamo – come vi dicevo – ben presto che si nasconde un passato difficile alle sue spalle. Senza famiglia e amici, con un’infanzia passata tra una casa e l’altra in affido, assisteremo durante la lettura la crescita della consapevolezza che qualcosa non va. E che il dolore prima o poi va affrontato. Che poi, trito e ritrito, il concetto è sempre quello e non c’è sempre bisogno si costruire trame su eventi traumatici, ma vabbè.

Un storia al femminile, quella della scozzese Honeyman, che è il racconto di una rinascita e di una solitudine di chi si affaccia piano al mondo. La ricerca di amore è il tema più importante di Eleanor Oliphant sta benissimo, che vince con i lettori per la sua semplicità e simpatia e che pecca di mancanza di originalità nella trama.

Questo il momento in cui Eleanor per la prima volta va a farsi le unghie dall’estetista. Per non sbavare lo smalto, la ragazza l’aiuta a prendere il portafogli dalla borsa:

Avevo paura che fosse un trucco elaborato per sottrarmi dell’altro contante che mi ero guadagnata col sudore della mia fronte, così la osservai come il proverbiale falco mentre infilava le mani nella mia borsa. Mi ricordai troppo tardi degli avanzi di sandwich all’uovo che c’erano dentro e lei ostentò una smorfia di disgusto quando tirò fuori il borsellino. Una reazione lievemente esagerata, pensai… D’accordo, l’odore che fuoriuscì era alquanto sulfureo, ma ribadisco, non c’era bisogno di fare tutta quella pantomima. […] “Vuole una tessera fedeltà?”, le chiese. “No grazie, non farò un’altra manicure. Posso fare la stessa cosa  a a casa da sola, e meglio, gratis.”

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