Kinshasa Makambo

GUARDA IL TRAILER CLICCANDO QUI

Kinshasa Makambo è un documentario coinvolgente e necessario sulla Repubblica Democratica del Congo, e soprattutto su coloro che lottano per i propri diritti. Perchè non parliamo di guerre civili, nè di fame e povertà, bensì di Christian, Ben e Jean-Marie e di chi, come loro, chiede le dimissioni del presidente Kabila. Perchè dopo due mandati è rimasto al potere senza che si indicessero nuove elezioni. È questa democrazia? I congolesi sono convinti di no, ma alle loro manifestazioni si risponde solo con gas fumogeni e spari. Morti. In una parola, con la repressione.

Questo documentario è estremamente bello. Bisogna guardarlo. Perchè il punto di vista umano, sociale e politico dei “protagonisti” è accurato, vero, sentito. I rivoluzionari sono dalla parte del giusto, punto. Non c’è storia, se non quella della loro impossibilità di cambiare realmente le cose. Chi è tornato dopo torture subite in cacere dalla polizia, chi dalla clandestinità in America a lavorare nelle discariche per i bianchi, alla fine i rivoluzionari tornano a combattere per ciò in cui credono. Non mancano discussioni accese – qual è il modo migliore per far sentire la propria voce?, possono realmente i politici aiutarli o finiranno per tradirli come sempre?, la strada del dialogo non è una messinscena?, bisogna attuare la non violenza con un governo violento?, è giusto agire secondo la Costituzione quando è essa stessa incostituzionale?

Non mancano momenti di rabbia e frustrazione e lo spettatore ne è colpito, dilaniato. Il susseguirsi degli eventi, tra manifestazioni, incontri, speranze, sparatorie, arriva al suo culmine nel finale, amarissimo, quello in cui si apprende che alla fine, tutt’oggi, nulla è cambiato.

Cosa dice il regista

La repressione contro i giovani congolesi impegnati nella lotta per la democrazia ha raggiunto proporzioni preoccupanti. La Repubblica Democratica del Congo somiglia a una prigione a cielo aperto, dove la minaccia di scomparire nel nulla aleggia su ogni cittadino che aspiri al cambiamento. Secondo molti osservatori il 2016 sarebbe stato un anno particolarmente agitato, troupe televisive da tutto il mondo vennero nel nostro paese per documentare le promesse elezioni presidenziali e il caos annunciato. Anch’io ho voluto prendere la mia telecamera, ma per filmare gli uomini e le donne che quel caos lo avrebbero affrontato, quei giovani senza futuro che avevano deciso di lottare per conquistarne uno. Nel nostro paese ci sono sempre stati uomini e donne che si sono ribellati alle ingiustizie. Che fosse durante lo schiavismo, la colonizzazione, la dittatura, sempre ci sono state persone che hanno combattuto rischiando la vita, ma quasi tutti sono stati dimenticati. Come regista, ho voluto usare il cinema per immortalare la loro lotta per la libertà, il loro sacrifici per un “Nuovo Congo”. Kinshasa Makambo è un lavoro di memoria: volevo che le prossime generazioni ricordassero quelli che furono pronti a tutto per tornare padroni dei propri destini. Ho voluto raccontare le storie di questi “eroi qualuque”, perché come disse Lumumba: “Un giorno, la storia del Congo non sarà scritta alle Nazioni Unite, a Washington, Parigi o Bruxelles, ma nelle strade di Mbandaka, Kinshasa, Kisangani, e sarà una storia di gloria e dignità.” 

Dieudo Hamadi

(fonte)