Dio di illusioni di Donna Tartt

Dio di illusioni di Donna Tartt

Seicentoventidue pagine lette in tre giorni credo siano l’indice della capacità di questo romanzo di riuscire a tenere il lettore incollato alle pagine.

SINOSSI: “Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro eccentrico e affascinante professore di greco antico, che insegna al di fuori delle regole accademiche imposte dall’università e solamente a una cerchia ristretta di studenti. Un’élite di giovani che vivono di eccessi e illusioni, lontani dalla realtà che li circonda e immersi nella celebrazione di un passato mitico e idealizzato, tra studi classici e riti dionisiaci, alcol, droghe e sottili giochi erotici. Fino a che, in una notte maledetta, esplode la violenza. E il loro mondo inizia a crollare inesorabilmente, pezzo dopo pezzo. Una storia folgorante di amicizia e complicità, amore e ossessione, colpa e follia, un romanzo di formazione che è stato uno dei più grandi casi editoriali degli anni Novanta.”

 

Molti temi sono affrontati da Dio di illusioni, e non è semplice sviscerarli tutti. Iniziamo col dire che è scritto in prima persona: protagonista e io narrante è Richard, un ragazzo californiano che si trova immerso nel mondo variegato di un college elitario del Vermont. Fin da subito resta affascinato dal circolo di greco antico, in quanto è avvolto nel mistero. I vestiti e gli atteggiamenti di quei pochi prescelti sono d’altri tempi, così come la loro cultura e bellezza sembra oltre tempo. Parlano in greco e latino, sono isolati dal resto dei ragazzi frivoli del college e pare abbiano un legame speciale. Da vicino, però, riconosciamo come anche questi ricchi studenti, quasi eterei e perfetti, nascondono perversioni e difetti. A condurli all’inizio è Julian, l’insegnante venerato e capace di incantare i ragazzi con lezioni intense sulla vita e sulla morte, sulla bellezza, la giustizia, e siamo portati a credere che avrà un ruolo determinante.

«La morte è la madre della bellezza» disse Herny.

«E cos’è la bellezza?»

«Terrore.»

[…] «E se bellezza è terrore, cos’è allora il desiderio? Riteniamo di avere molti desideri, ma di fatto ne abbiamo solo uno. Qual è?»

«Vivere» rispose Camilla.

«Vivere per sempre» aggiunse Bunny. 

In realtà, però, Julian resta ai margini dell’intera vicenda. È più che altro sottinteso che abbia un fortissimo ascendente sui suoi allievi, soprattutto su Herny, ma non sarà approfondito questo rapporto come io avrei voluto e come secondo me sarebbe stato necessario.

Quando Richard riesce a entrare nella cerchia capisce che non tutto quadra. Ci sono tanti eventi misteriosi che non hanno spiegazione e che, disseminati con maestria, tengono sempre la curiosità molto alta. Dovremo aspettare la metà del romanzo per conoscere alcuni di questi, e da lì in poi il tema che fa da filo conduttore è il confine tra bene e male, il fascino della perdita di controllo, di sorpassare ogni moralità. Dunque egoismo, idealismo, giustizia. Per che cosa agiamo, in che cosa bisogna credere? I classici, o Julian, o le convezioni sociali, sono delle giuste guide nelle situazioni più estreme che ci accadono? Qual è il confine di ciò che si può e non può fare, e perchè? Il lettore si pone una lunga serie di domande che rendono la lettura ancora più affascinante.

In alcuni punti è perfino molto dostoevskjiano, soprattutto quando affronta, mai in modo troppo diretto, l’idea del senso di colpa, che viene fuori più che attraverso i pensieri attraverso i malumori, il vomito, l’alcol, le pillole, lo stordimento, la febbre.  I sintomi psicosomatici. La descrizione dei personaggi avviene raramente per analisi e molto più spesso per la descrizione di comportamenti e di malesseri fisici, cosa che ho veramente apprezzato e che mi ha appunto ricordato alcune delle caratteristiche di Delitto e Castigo, soprattutto verso la fine.

Ragazzi ricchi che vogliono trovare il piacere dionisiaco e che commettono un errore che sarà fatale, questa sarebbe stata la trama di un romanzo ben scritto e affascinante, ma Dio di illusioni è doppio. Un doppio romanzo. La vera storia inizia dopo, quando per difendere i propri segreti, si devono fare scelte molto più influenti. La seconda parte assume molto più senso in quanto finalmente, dopo una lenta ma coinvolgente attesa, tutti i personaggi si rivelano se stessi, anche con caratteristiche inaspettate.

È difficile non erigersi a giudici, eppure Richard, che si lascia così trascinare e rischia tutto per difendere quelli che non sono neanche poi così amici, ci fa entrare in un mondo in cui anche l’amico Bunny, sotto una luce malvagia e sadica, diventa un ostacolo.

Il mondo intero che si apre alla rovescia. La sua vita che esplode in un tuono di corvi, il cielo largo e vuoto sopra il suo stomaco come un bianco oceano. Poi nulla. Ceppi marci, cimici che si arrampicano sulle foglie cadute. Terra e oscurità.

La mole del libro è eccessiva e molte parti risultano superflue, ma comunque lasciano la voglia di continuare a leggere. Inoltre, anche se a tratti, la scrittura della Tartt si fa intensa. La parte in cui descrive il lungo inverno gelido del Vermont in cui Richard dorme con un buco nel soffitto, rischiando la morte, tra polmonite, neve e allucinazioni, è estremamente coinvolgente.

Insomma è una buona scelta acquistare Dio di illusioni, il cui finale, piuttosto inaspettato, chiude un cerchio. Mai giudizi morali sono sentenziati dall’autrice tramite il suo personaggio, i fatti restano lì a parlare per loro . E credo che ciò che abbia voluto dire è che ogni nostra azione ha delle conseguenze, che si possono scontare in vari modi ma da cui non si può sfuggire. Che eventi tragici, eccezionali, a volte possono farci sentire vivi perché ci ricordano di quanto la vita sia breve, di quanto il confine tra la vita e la morte sia sottilissimo: la si può togliere in un attimo. Che credere in qualcosa di illusorio, per quanto lo riteniamo giusto, può portarci a dover affrontare somme delusioni, nostre e di coloro in cui abbiamo creduto.

Alcune cose sono troppo terribili per entrare a far parte di noi a primo impatto. Altre contengono una tale carica di orrore che mai entreranno dentro di noi. Solamente più tardi nella solitudine, nella memoria, giunge la comprensione: quando le ceneri sono fredde, la gente in lutto è andata via. Quando ci si guarda intorno e ci si ritrova in un mondo completamente diverso.

Impossibile non subire il fascino di Francis, un dandy omosessuale; i gemelli eterei, bellissimi, sempre sul confine dell’incesto; Bunny, il ragazzo iperattivo e sfacciato; e soprattutto Herny, l’incarnazione del sapere, della rigidità, se vogliamo, l’allievo prediletto che sposa magnifici ideali. È quest’ultimo a condurre il gioco, col suo fascino e la sua intelligenza, ed è lui che darà atto pratico della coerenza di restare fedeli a ciò in cui si crede. Un mondo che diventa surreale in cui il lettore viene risucchiato, l’ansia e il mistero si mescolano brillantemente in una storia che ricorda un giallo ma anche una tragedia greca, in cui lo spirito dionisiaco e la letteratura classica dominano. Amore, amicizia, vita eterna, la ricerca della bellezza, giovinezza tra droga e alcol, tutto in Dio di illusioni, consigliatissimo.

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