Camino PORTUGUÉS de santiago – Il mio itinerario

Dopo aver visitato la bella e misteriosa Porto (trovate qui l’articolo), il viaggio prosegue verso il confine con la Spagna. Prossima tappa? Il Cammino di Santiago.

Ebbene sì, dopo anni e anni di fantasticherie sul suo significato, ho deciso di intraprendere l’affascinante avventura del cammino e di approcciarmi al mondo del pellegrinaggio e del viaggio esplorativo. Inutile dirvi che all’inizio l’idea in sé mi faceva un bel po’ paura ed ero molto scettica sia sul fatto che l’esperienza mi sarebbe potuta piacere, sia sulla mia effettiva capacità di affrontarlo e di completarlo.

Poiché è impossibile racchiudere in un unico articolo cosa abbia rappresentato per me quest’esperienza, inizio facendo un excursus sulle tappe, i chilometri e gli ostelli dove ho alloggiato.

Premettendo che il Cammino di Santiago ha molte varianti, che ho scoperto solo mesi prima della partenza e che non tutti conoscono, io ho deciso di intraprendere il Camino portugués central. Sono partita da Tui e ho percorso 120Km a piedi fino a Santiago de Compostela.

La scelta della variante: Camino Portugués Central

Non avendo mai affrontato un percorso a piedi più lungo e impegnativo di una piacevole salita e discesa a San Luca (Bologna), ho deciso di percorrere gli ultimi 120 chilometri. Chilometri sufficienti per poter ottenere la Compostela all’arrivo a Santiago e perfetti da poter suddividere in 6 giorni di cammino.

Il Cammino Portoghese da Tui è infatti suddiviso in 6 tappe, anche se è possibile ridurlo a 5.

Il bello del Cammino è proprio l’autonomia nel poter decidere da dove partire, quanti chilometri fare e quante e quali tappe scegliere. In realtà, il Camino Portugués originale ha inizio a Lisbona, ma molti optano per iniziarlo da Porto o dal confine tra Portogallo e Spagna, da Tui o Valença do Minho. È proprio il río Minho che segna il confine tra i due Stati: sia da Valença che da Tui è possibile godere di questo suggestivo confine segnato da un fiume limpido e da una natura incontaminata. 

Tui è un piccolo borgo medievale affacciato sul Minho e meta prediletta da molti pellegrini che iniziano lì il loro cammino. La cittadina offre bellissimi scorci sul fiume e sulle riserve naturali, oltre a conservare un ricco patrimonio architettonico, come la Catedral romanica e gotica e las Iglesias de San Bartolomé y San Telmo, tanto da essere stata dichiarata Complesso Storico-Artistico.  Nonostante sia un piccolo borgo, Tui è molto viva e freme di pellegrini che vanno e vengono, di ottimi locali di tapas e in cui si respira pienamente l’atmosfera del Cammino.

Il confine Spagna-Portogallo segnato dal río Minho

Tappa 1: TUI – O PORRIÑO 18 Km

La prima tappa inizia alle ore 07.00 con partenza dalla Catedral de Tui: il percorso è semplice e lineare e quasi interamente verde, si attraversano boschi e ruscelli senza dover fare troppe deviazioni. Dalle prime luci dell’alba sono già moltissimi i pellegrini che si incontrano per il cammino, ci sono pastori che suonano la zampogna per strada, punti di sosta in mezzo al bosco per riprendere energie, piccoli particolari che rendono questa prima tappa una piacevole passeggiata nel verde e di breve durata.  Dalla partenza da Tui sono in compagnia di ragazzi spagnoli che faranno le mie stesse tappe e con cui trascorrerò gran parte del Cammino.

Arriviamo a O Porriño, piccola cittadina senza grandi attrazioni e punti di interesse, dove pernotto in un ostello privato (tra i pellegrini si vocifera infatti che nell’Albergue de peregrinos ci siano le temute cinchas, le cimici da letto!), non proprio il massimo della pulizia e del comfort. La città è principalmente una località industriale ed è una tappa poco affollata (poichè la maggior parte dei pellegrini prosegue direttamente per Redondela), perfetta per godersi una mezza giornata di riposo.

Valle del Río Louro

Tappa 2: O PORRIÑO – REDONDELA 15.34 Km

Sveglia alle ore 06.00 per affrontare questa seconda tappa: da O Porriño si percorre un breve tratto asfaltato in direzione di Mos, tra campi coltivati e strani spaventapasseri. Arrivati a Mos, facciamo una breve sosta per fare colazione per caricare le energie necessarie alla salita che ci aspetta. Il cammino continua infatti quasi totalmente in salita verso il punto più elevato della tappa, l’altopiano di Chan das Pipas. Proseguendo per il sentiero che attraversa piccoli borghi rurali, giungiamo presto nel distretto di Redondela, dove si inizia a scendere, direi in forte pendenza, e iniziando a sentire la fatica ci avviciniamo alla città percorrendo un lungo tratto sotto il sole.  Questa seconda tappa la trascorro in compagnia di una ragazza svedese e un ragazzo tedesco, entrambi alla loro seconda esperienza di cammino e quindi decisamente più esperti di me, che mi danno buoni consigli su come affrontare le prossime tappe.

In discesa verso Redondela

Arriviamo a Redondela piuttosto presto, verso le 11.30, e ne approfittiamo per arrivare primi all’albergue de peregrinos, dove non è possibile prenotare il soggiorno, ma è necessario mettersi in fila in ordine di arrivo e aspettare l’apertura dei cancelli alle 13.00. Dopo esserci sistemati nell’albergue, approfitto del tempo libero per visitare la città. Redondela rimane una delle mie tappe preferite: chiamata ” Villa de los Viaductos“, si trova infatti in prossimità della foce del río Vigo ed è attraversata da numerosi viadotti e ponti di grandi dimensioni. Approfitto della parte costiera della città per andare alla playa de Cesantes, dove mi godo la fresca acqua dell’Oceano e lo spettacolo della Ensenada de San Simón e delll’omonima isola.

La giornata si chiude con una birra con gli altri pellegrini vicino all’albergue (in cui bisogna rientrare per le 22) e via a riposare per la prossima tappa, che già sappiamo essere più impegnativa.

Isla de San Simón

Tappa 3: REDONDELA – PONTEVEDRA 23 Km

La terza tappa prosegue in mezzo al verde e ai boschi e regala delle bellissime panoramiche sulla città di Redondela sulla foce del Vigo, passando poi per piccoli centri abitati come Arcade e attraversando Ponte Sampaio, che ospita uno dei ponti medievali di origine romanica più belli della via lusitana. Dopo il ponte, il percorso continua in salita per valli e vigneti molto caratteristici, passando per Figueirido e O Pobo.

Puente Sampaio

Dalla salita all’arrivo a Pontevedra attraverserò il periodo decisamente più nero del mio cammino: la pioggia improvvisa rende infatti il percoso in mezzo al bosco un vero incubo, con il caldo che aumenta e l’impermeabile plastificato che fa sudare tanto da non riuscire a respirare. Verso la fine del percorso, a cui arrivo ormai stremata, completamente ricoperta di fango fino alle ginocchia, le scarpe inzuppate e il fiatone per la corsa per arrivare il prima possibile, percorro per sbaglio la Variante del bosque, variante sicuramente più bella in quanto evita tutto l’ultimo tratto di cammino sulla strada, ma comunque più lunga di quasi 2 Km….

Arrivo a Pontevedra quasi disperata, per fortuna lalbergue è alle porte della città, penso. Invece ci ritroviamo a dover aspettare circa due ore davanti all’entrata sotto la pioggia, per ripararci sotto una mini tettoia si confonde la fila, si vocifera che non ci siano più posti, siamo tutti schiacciati, puzzolenti e fradici fino a che finalmente ci fanno entrare. Per fortuna, dopo una doccia calda, un pranzo abbondante e una dormita di circa tre ore, la giornata si conclude con un giro e cena nel centro storico di Pontevedra, che vale davvero la pena visitare in quanto è una tra le più importanti città della zona, è piena di vita e preserva un ricco patrimonio storico e architettonico.

Iglesia de la Virgen Peregrina, Pontevedra

Tappa 4: PONTEVEDRA – CALDAS DE REIS 21.05 Km

Dopo Pontevedra il cammino è molto più dolce e lineare. Si parte di nuovo alle prime luci dell’alba attraversando il centro storico e il meraviglioso Puente del Burgo, il ponte vecchio della città, circondato dalla foschia che abbraccia la montagna e la luce dell’alba che riflette sull’acqua del río Lérez. Si attraversa poi la bellissima zona vinicola delle Rías Baixas, tra vigneti e sentieri selvaggi.

Vigneti Rías Bixas

Tranne il piccolo pezzo nei dintorni di Alba, dove il cammino diventa un po’ fastidioso per un tratto di sentiero boschivo pieno di insetti e fanghiglia, il resto del cammino è completamente costituito da vigneti e piccole case rurali.

Arriviamo Caldas de Reis con una certa calma rispetto al giorno precedente: siamo infatti quasi ultimi nella fila per l’Albergue Posada Dona Urraca, dove riusciamo comunque ad entrare anche se ci ricollocano nell’ostello privato al piano superiore (facendoci pagare una maggiorazione). Caldas de Reis è stata un’altra tra le mie tappe preferite: il paesino deve il suo nome alle acque termali che venivano utilizzate in epoca romana, e infatti, dopo aver lasciato lo zaino in ostello, andiamo direttamente a rilassarci alla Fuente Las Burgas, dove si incontrano tanti pellegrini con i piedi in acqua. Un vero toccasana dopo giorni di cammino.

Caldas de Reis, ponte sul río Bermaña

Per mangiare consiglio vivamente la Taberna O Muiño, una piccola osteria sul lungofiume in cui sembra quasi di mangiare a casa, l’accoglienza è davvero calorosa e il cibo è divino: sono assolutamente da provare alcuni piatti tipicamente galiziani come il pulpo a la gallega, los calamares, la carne zorza, la empanada gallega e il chorizo. Abbiamo mangiato quantità infinite di cibo delizioso, alla fine ci hanno offerto anche due piatti di Tarta de Santiago, dolce tipico alle mandorle, pagando poco più di un aperitivo.

Dopo esserci rimpinzati di cibo, trascorriamo il resto della giornata in giro per la città e alle fonti termali, pronti per la prossima tappa.

Tappa 5: CALDAS DE REIS – PADRÓN 19.20 Km

Penultima tappa interamente sotto la pioggia. Decidiamo di partire in anticipo per cercare di evitarla, ma è inutile: già dalle 6.00 la pioggia scende incessantemente.

Ciononostante, la tratta è abbastanza tranquilla e riposante, alterna sentieri boschivi e sentieri nel borgo, si attraversano alcuni piccoli paesini come Carracedo, San Miguel de Valga e Pontecesures, per arrivare a Padrón direttissimi all’albergue: stavolta siamo tra i primi ad arrivare, e poiché la pioggia continua ininterrotta, aspettiamo le restanti due ore nel bar di sotto ad asciugarci e riprendere le forze.

Sono giorni che camminiamo e iniziano i primi acciacchi: c’è chi lotta con le vesciche e ha i piedi fasciati dai Compeed, chi ha le ginocchia distrutte dalle discese, chi zoppica, chi ha la tendinite: insomma, sembriamo un gruppo di zombie che cammina e le passeggiate per il centro di Padrón non dureranno più di 5 minuti per arrivare al primo bar de tapas per farsi una birra e mettere un sello in più sulla nostra Carta de Peregrinos. Siamo ormai un gruppo piuttosto numeroso, in ostello ci conosciamo tutti e si organizzano grandi cene comunitarie. La penultima sera c’è clima di festa: domani finalmente la meta tanto agognata, Santiago, ci motiva a fare un piccolo sforzo in più e non pensare ai dolori fisici.

Carta del Peregrino

Tappa 6: PADRÓN – SANTIAGO DE COMPOSTELA 24.50 Km

L’ultima tappa decido di iniziarla da sola: voglio godermi appieno le meraviglie del paesaggio all’alba, il sole è finalmente tornato e il clima è perfetto. I primi 21 Km scorrono senza nemmeno accorgermene tra piccoli borghi, cimiteri nascosti e vecchie chiese abbandonate, vigneti e musica alle orecchie.

Verso Iria Flavia

Dopo una breve pausa, incontro alcuni amici pellegrini nel percorso e mi unisco a loro fino all’arrivo a Santiago. Siamo tutti in mood positivo e per questo, tra chiacchiere e risate, continuiamo dritti per Santiago senza fare nemmeno una sosta. C’è da dire che l’ultimo tratto del cammino è piuttosto impegnativo: dopo Teo inizia infatti la parte della salita del Milladoiro, che prosegue fino al bivio in cui (colpa mia!) prendiamo la variante per Conxo, variante un po’ più lunga ma davvero suggestiva. Questo percorso infatti è quello originario, e si nota dal fatto che le frecce gialle e le conchiglie che segnalano il percorso sono più sporadiche e più antiche. Passiamo per il bellissimo monastero di Santa María de Conxo. Si scorgono già da un po’ le torri della Catedral di Santiago in lontananza: nonostante il sole cocente, il caldo e la stanchezza, l’adrenalina è ormai a mille. Proseguiamo fino ad entrare a Santiago de Compostela, da lì alla cattedrale ci sono ancora un po’ di chilometri e salite ripide, il percorso è sempre meno segnalato ma seguiamo i mille pellegrini che si incontrano ad ogni angolo.

L’arrivo a Praza do Obradoiro è un terremoto di emozioni: la piazza greme di pellegrini esultanti, ci togliamo zaini e scarpe e ci lasciamo ai festeggiamenti.

Dopo aver esultato il traguardo e giustamente celebrato con birre il nostro arrivo, andiamo a ritirare la Compostela. Per chi non lo sapesse, la Compostela è un documento che viene rilasciato presso l’Oficina de Acogida al Peregrino: è il documento ufficiale che attesta il percorso fatto, con con tanto di nome in latino, data di arrivo e chilometri percorsi.

Ricordo di essere arrivata alle 17 di pomeriggio bruciata dal sole e quasi febbricitante, con gli occhi iniettati di sangue, il ginocchio sinistro fuori uso e la caviglia destra gonfia, con ancora lo zaino in spalla per raggiungere il lontanissimo albergue, ma felice come poche volte nella vita.

Praza do Obradoiro

Ultima notte a Santiago de Compostela

Dopo esserci più o meno rimessi in sesto, siamo pronti a festeggiare il nostro arrivo e la fine del Cammino per alcuni di noi (altri proseguiranno infatti in cammino fino a Finisterre) facendo una ruta de bares tra i locali più belli e tipici del centro storico: ad ogni tappa ci accolgono con una birra o vino locale, una buona dose di tapas, il tutto nella bellissima atmosfera di festa della città. Siamo infatti nel pieno della Fiesta del Apóstol Santiago, che si celebra il 25 luglio ma che dura circa una settimana e termina il 31 Luglio con il Botafumeiro che sparge incenso davanti alla Cattedrale.

Il saluto con gli altri pellegrini a fine serata è un mix di tristezza e gioia: c’è chi rimane a riposare per qualche giorno a Santiago, chi prosegue il cammino e chi torna a casa. Il legame che si crea tra i pellegrini è indescrivibile e sicuramente ciascuno di noi porterà un pezzetto dell’altro nel cuore.

Mi chiamo Sara, anima metà marchigiana e metà abruzzese, trapiantata a Bologna. Sono girovaga di professione, amo infinitamente il mare e ho una dipendenza da dolci. Scrivo di ciò che più mi dà motivazione nella vita, il viaggio in tutte le sue forme e interpretazioni. Ho iniziato a scrivere per gioco e grazie alla motivazione della creatrice di questa pagina, e si è rivelata una passione nascosta in un angolino da chissà quanto.
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