C ha gli occhi da cerbiatto, con le ciglia lunghissime e nere. Si incurvano per lasciare spazio agli occhi grandi, talmente sinceri da essere spiazzanti. Sono il centro di tutta la sua tenerezza, perché C ha un animo nobile, sommerso di contraddizioni.

Da bambino era una scimmia arrampicatrice, così piccolo che si infilava nei mobili e vi si chiudeva dentro. È ancora così, è pieno di ante semi aperte da cui filtrano l’insicurezza, la sua musica, la sua risata. Soltanto che adesso è vestito da uomo, alto e con la barba, dà l’impressione che potrebbe stenderti con uno schiaffo solo. Invece le sue mani sono fatte per le carezze al cuore, e per suonare. 

È un buon ascoltatore perché è anche un buon pensatore, grazie alla sua sensibilità onesta, intatta. Se potesse, C vivrebbe di musica e amici, di buon cibo e di buon vino, di concerti e di film in tv, la sera su un divano accogliente. Di viaggi, di posti stranieri da scoprire e amare. Perciò spesso si sente intrappolato in una vita che non gli appartiene, quasi come se avesse le mani da musicista legate dietro la schiena. Le sue catene non sono di ferro, ma costruite di un materiale più forte, il senso del dovere, il senso di colpa. Vorrebbe, a volte, lasciare tutto e partire, cambiare, inseguire dei sogni volanti, ma sente di non poterlo fare. Perché un’altra sua grande preoccupazione è non deludere quelli che ama, e spesso per non farlo mette da parte i suoi desideri. Il peso delle aspettative altrui è per lui un gran fardello, un mostriciattolo pesante che gli si poggia sulla schiena.

Quando C si arrabbia fa paura, ma la rabbia fa parte del suo carattere altrimenti mite. L’ira lo segue in scoppi funesti, poi si trasforma in frustrazione, scola giù per canali e si disperde. Evapora nell’aria, mentre lui cerca di ricominciare da capo. E di accettarsi, perché si trova inadeguato e si critica impietosamente. E quando sbaglia, si infuria più che per aver subito un’ingiustizia, che pure è una cosa che lo inquieta parecchio. Perché in fondo è un’idealista e non sopporta che il mondo sia un posto sporco fino all’invivibile, talvolta.

C soffre spesso di mal di testa, da quando era piccolo, e forse sono i pensieri vorticosi che fa che non trovano altra via di uscita. In alcuni periodi il mondo esterno sembra così patetico e pauroso che preferirebbe non averci a che fare, e allora sprofonda per un po’ in un isolamento galleggiante. Il che è un peccato, perché ridere con lui è facile, conosce l’ironia e nulla lo diverte più delle situazioni esilaranti. Gli amici di cui si circonda sono come lui, sinceramente divertenti. C sa prendere il lato comico della vita e riderci su, rivolta le cose per scavare il punto più bizzarro che le rende uniche. Ha occhio per cogliere l’assurdo nel suo lato umoristico. Ha una passione per i vecchi strambi, meglio se grassi, e per gli animali buffi.

Non è tipo da chiuderti la porta in faccia ed è sempre pronto per chiacchiere insensate, per rocamboleschi viaggi mentali e ipotesi campate in aria. Condividere le storie con lui – immaginate o vissute – è una delle cose che preferisco, perché C è un po’ come me, un tormentato sognatore.

 

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