Brevemente risplendiamo sulla terra…
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e L’istante Largo: i libri di marzo

Cari amici e care amiche, eccomi di nuovo nella strenua lotta contro il tempo a cercare di legare, con un cordoncino spesso, le storie che leggo alla mia memoria. E dunque inizierei con L’istante largo di Sara Fruner, che mi ha ricordato un po’ i libri che tanto mi piacevano quando ero più giovane: un protagonista adolescente, un mistero da risolvere, tanti personaggi affascinanti.

Ti osservo. Quando hai consumato un libro, ti attacchi subito a un altro. Riempi le pagine di storie che non fai leggere a nessuno. Non finirà mai la nostalgia che senti, chiquito. Puoi solo lavorare per sentire dell’altro. Sentire è un lavoro senza fine.

Macondo vive con la nonna adottiva, un’artista che non parla a causa di un tumore alla faringe e che comunica con lui attraverso tutta una serie di post-it. Tali post-it sono in realtà un espediente narrativo dell’autrice per aggiungere un tocco poetico alla storia e anche per dare vita a una serie di digressioni – che allungano solo il brodo prima di arrivare all’acmè della trama: la scoperta tanto agognata dal protagonista, lo scioglimento del suo desiderio: chi sono i suoi genitori?, o meglio: chi sono le sue tre madri? Perchè nessuno gli hai mai parlato della sua nascita? Perchè la nonna custodisce gelosamente il segreto che gli svelerà solo ai 18 anni?

Naturalmente nel corso degli eventi ci saranno indizi disseminati, fino a ricostruire i pezzi di una storia del tutto incentrata sulla psicologia dei personaggi, lasciando fuori quasi del tutto ogni tema sociale e politico che avrebbe dato un contesto molto più veritiero e interessante alla trama.

Già ho premesso una delle pecche (le digressioni inutili) del romanzo primo di Sara Fauner, italiana trapiantata in America, che fa muovere i suoi personaggi tra Cile, Italia e New York, dando però una grande preminenza a riferimenti culturali solo italiani. La multiculturalità, tema ricorrente ne L’istante largo, è in realtà solo un concetto vuoto e radical chic che riflette tradizioni e costumi italiani e che in realtà, nei confronti delle altre culture, è sterile: sia perchè non pone alcun dibattito in merito sia perchè, da un punto di vista narrativo, le altre culture sono solo uno sfondo esotico. Il che è un peccato, perchè questo rende il romanzo un prodotto superficiale che si nasconde dietro tematiche intellettuali, la passione per l’arte e una scrittura tuttavia buona.

Tra lunghe digressioni su personaggi secondari che hanno un ruolo marginale, il costante ed evidente tentativo dell’autrice di rendere L’istante largo un chiaro prodotto ispirato a Cent’anni di solitudine, direi: buona la prima, ma sarà meglio la seconda.

Il romanzo del poeta Ocean Vuong che ha spopolato nel mondo

Lettera alla madre: un vomito di parole che arrivano con la bile, il dolore e la disperazione dei ricordi d’infanzia del poeta Ocean Vuong, abilissimo scrittore, che ha la capacità di dare un immenso potere evocativo alla sua storia. La dimensione narrativa in cui entriamo è una commistione di immagini che si susseguono e di parole scelte a pennello.

Una volta mi hai detto che l’occhio umano è l’invenzione più solitaria di dio. Tutto il mondo che attraversa la pupilla eppure la pupilla non trattiene niente. L’occhio, da solo nella sua orbita, non sa neanche che ce n’è un altro proprio come lui, a pochi centimetri di distanza, altrettanto affamato, altrettanto vacuo. Spalancando la porta di casa sulla prima nevicata della mia vita hai sussurrato: Guarda.

Anche qui possiamo parlare di romanzo di formazione, nel senso di ricerca di una propria identità attraverso la lettera a una madre che non la leggerà mai e che non conosce l’inglese. Infatti, Ocean Vuong ci parla di cosa significhi – anzi, di cosa abbia significato per lui – essere un vietnamita in America: scontarsi con l’estraneità, la lingua traditrice di un passato, la difficile condizione di immigrato. La violenza è un’onda che continua a spazzare via tutto, ma al tempo stesso la magia della poesia dà sempre nuova luce a un presente modesto.

L’intera storia, che non ha certo una trama precisa, si basa sull’alternanza continua di tenerezza e brutalità, di amore e dolore. Vi lascio una recensione più completa a questo link, perchè non è un libro di cui mi sento di scrivere più di tanto. Mi ha trapassato: appunti per ricordare anzichè fingermi critica letteraria: la precisa analisi sinestetica dei negozi dove lavorano le estetiste, il silenzio che è una riposta alla violenza quando è così fisica e può strapparti in due, la riluttanza nel doversi mostrare forte in una società in cui la forza corrisponde alla capacità di difendersi.

Le farfalle che volano a sud non torneranno a nord. Ogni partenza dunque, è definitiva. Solo i figli tornano, solo il futuro ritorna al passato. Che cos’è un paese se non una condanna a vita?

Un commento alla ricerca di libri

Credo di aver agguantato un paio di libricini interessanti, questo mese, ma per il resto miei cari lettori sono avida di consigli e di stimoli perchè tutto mi sembra solo un’enorme strategia di marketing – sarà una deformazione professionale?, a scrivere solo per far vendere prodotti mi sento lo stomaco in costante rigurgito. E quindi cerco ancora la casa editrice che sfida le regole del mercato e vi dirò di più: inizierò a leggere in altre lingue per capire a che punto è la sperimentazione negli altri paesi, pur avendo una carta (immotivata) fede nell’editoria italiana.

Non perchè alcuni successi editoriali non siano meritevoli di lettura, ma perchè ricercare voci divergenti è un lavoro che non ho sempre tempo di svolgere, un lavoro che si rende necessario quando l’offerta del mercato incontra una domanda che non ha troppe pretese.

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