Braci di Màrai Sàndor

Braci di Màrai Sàndor

Recensito, comprato, amato dai più, un libro sull’amicizia che Sandor stesso ha definito “troppo romantico”.

TRAMA: “Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l’altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null’altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: “una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione”. Tutto converge verso un “duello senza spade” ma ben più crudele. Tra loro, nell’ombra il fantasma di una donna.”

Il primo approccio con Sandor è sempre un po’ faticoso, sopratutto quindi nel leggere le prime pagine. Poi si entra meglio nella storia e si capisce perchè sia così apprezzato.

La storia in realtà si basa su un monologo, e nella pratica questo rende più difficile la lettura che di per sè è interessante. Un viaggio nella storia di amicizia tra due uomini, un legame intenso, forte, che finisce bruscamente per motivi che scopriremo solo alla fine. Non poi così complicati e difficili da intuire, nessun colpo di scena, soltanto un senso di tristezza e ineluttabilità. La tensione sale mentre cerchiamo di capire i motivi per cui il generale fa determinate affermazioni, perchè il presente si scontra col passato. Attraverso le riflessioni di un uomo che attende per quarant’anni la vendetta nei confronti dell’amico che l’ha abbandonato, tradito, scorrono riflessioni analitiche, profonde, fatte a voce alta. Questo è il romanzo di Sandor,  un uomo che incontra quello che è il suo nemico, un tempo miglior amico, da vecchio, e gli vomita addosso pensieri tenuti a chiave per tutta una vita. Sicuramente stimolanti alcune osservazioni, il carico emotivo che si crea dietro le idee di tradimento, amore, passione, ricordo, vita e morte. Considerazioni degne di nota che fanno riflettere.

Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe passione ma un semplice patto.

La staticità del monologo, che occupa metà libro, può risultare pesante. Ma l’amicizia, il tema principale, viene affrontato in un modo freddo, troppo lucido, eppure risulta toccante, perchè si intreccia a tematiche quali vita e morte, la vecchiaia. Cosa ci tiene in vita e cosa può ucciderci?, quanto ci mentiamo?, perchè lo facciamo?

E se tu non mi fossi stato amico non saresti fuggito dalla città, dalla mia vicinanza, dal luogo della tua colpa, come fanno i malfattori, ma saresti rimasto qui, mi avresti ingannato e tradito, e questo mi avrebbe fatto male, avresti ferito la mia vanità e il mio amor proprio, ma sarebbe stato molto meno grave di ciò che hai fatto proprio perchè eri mio amico.

Nonostante un costrutto statico, Le braci fa bramare una rilettura, proprio per questa capacità dell’autore di sviscerare sentimenti umani, per come riesce a andare sotto la superficie delle cose. Un romanzo intimo, intimista, profondo, che fa della storia solo il pretesto per tentare di dare una spiegazione al senso della vita.

Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte?

Il finale lascia con l’amaro in bocca. Ci si aspetta una spiegazione, un atto conclusivo. Invece la sola risposta che Sandor ci consegna è che l’uomo aspetta, si anima e brama vendetta per poi scoprire che ciò che ha perso, in ogni caso, non può tornare.

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