Arcadia di Lauren Groff

Arcadia di Lauren Groff

America, fine anni ’60: una comunità hippie, casa Arcadia, per un romanzo che sa farsi apprezzare.

SINOSSI: “America, Stato di New York, fine anni sessanta. Un gruppo di giovani decide di fondare una comune basata sull’amicizia, la condivisione, l’amore e l’indipendenza dal denaro. La chiameranno Arcadia. Ed è qui che nasce Briciola, il primo dei molti figli che andranno a popolare un mondo bucolico e ricco solo di ideali, ben presto corrotti dalle difficoltà della convivenza. La fine della comune costringerà Briciola e il suo grande amore Helle, nati e cresciuti in un mondo popolato da sognatori, a misurarsi con il mondo reale, quello della New York degli anni ottanta.”

Tutto inizia nell’utopia: grandi ideali quali la condivisione dei beni, la non necessarietà della privatizzazione, l’avversione per il capitalismo e il consumismo, l’assoluta convinzione che con l’amore si possa cambiare il mondo intero. Tutto questo ci è raccontato attraverso gli occhi di Briciola, un bambino minuscolo curioso e sensibile. Attraverso i suoi occhi veniamo a conoscenza delle abitudini di tutti i membri della comunità, l’uso delle droghe, l’importanza che viene data alla musica, ma soprattutto il rifiuto di avere un capo e una gerarchia sociale, l’idea estrema di uguaglianza, la bassezza e corruzione del denaro. Briciola ama i suoi genitori più di ogni altra cosa, e da bambino ingenuo si trasforma in ragazzo consapevole.

Briciola raduna le sensazioni che sta provando e le interra dentro di sè, in luogo segreto e scintillante da visitare nei momenti di quiete, il posto migliore che abbia mai conosciuto.

I problemi, che si riscontrano fin dall’inizio nella creazione di quest’utopia, col passare degli anni si moltiplicano. Un affluire di persone di ogni genere affolla Arcadia, troppo piccola per ospitare tutti, troppo ingovernabile per  controllare il caos e troppo povera per sfamare tutti. Briciola si rende conto di essere stato sempre pelle e ossa, di aver spesso sofferto la fame, e comincia a chiedersi se questo sia stato giusto. Sua madre affronta un lungo periodo di depressione, suo padre discute col “capo” amministrativo di Arcadia fino a restare disabile.
Pagina dopo pagina crollano quegli ideali che avevano retto in piedi un orizzonte di senso alternativo, crolla Arcadia fino a sgretolarsi. E a giovani ragazzi rimasti senza una casa aspetta la vita vera, una realtà dura dove altro non sono che disadattati.

Non pensare che nessuno sappia che non parli, che nessuno si preoccupi delle parole che sono rimaste incastrate dentro di te. Ma prenditi pure il tuo tempo. Non appena potrai, mi racconterai la storia di tutto quello che hai provato, e io farò di tutto perchè le cose migliorino.

Un’utopia che si sgretola

Ben scritto, con un linguaggio scorrevole e a volte ermetico, quasi asettico, Arcadia è un romanzo sullo scontro generazionale, sul potere dei sogni. E infine, un romanzo d’amore. Perchè Briciola si innamora di Helle, la più sfrontata delle ragazze, la più fragile, quella che va con tre uomini assieme e che assume droghe fino a star male, quella che lo segue anche fuori Arcadia per poi sparire nel nulla. Helle con la sua presenza e la sua assenza, Briciola che la ama immensamente. Lei che se ne va, autodistruttiva e autolesionista fino al midollo.

Ecco, immagina di dire. Questa sei tu.
Lei fisserà la stampa e alla fine si riconoscerà e si domanderà come ha potuto non incontrare se stessa per così tanto tempo. Helle che vede Helle con la stessa chiarezza con cui vede il resto del mondo: che cosa stupenda da sognare.

La loro non è una storia d’amore classica, ma del resto come potrebbe esserlo per due che sono cresciuti così? E proprio per questo ciò che li unisce colpisce, e soprattutto la sensibilità di Briciola che cresce con noi pagina dopo pagina, diventa uomo e affronta la vita.

Seguita a pensare che prima o poi tutto gli verrà spiegato, che un mattino si sveglierà al rumore della chiave nella toppa e Helle entrerà in casa (…), e l’abbraccerà e gli sussurrerà nell’orecchio una storia il cui significato non sarà che lei ha sofferto, ma che voleva far soffrire lui.

Il finale lascia un po’ di amaro, qualche aspettativa non viene soddisfatta, ma non possiamo non apprezzare il lavoro originale di Lauren Groff. Se volete più fino sul suo romanzo Fato e Furia, del 2016, cliccate qui.

Possono ferire le storie, possono diventare vesciche. Lui ne aveva cominciata una, la notte che si era nuovamente innamorato di Helle, in galleria. […] una vasta distesa di tempo si allungava dinanzi a loro. […] Ha perduto la sua storia la notte che lei se n’è andata. Ora la distesa del tempo è comunque vasta, ma lui non sa cosa fare. Non sa quali parole magiche ci vogliano per riavere la loro storia, per far sì che ritorni dalle tenebre che si è scelta.

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