Americanah di Chimamanda Ngozi Adichie

Una nuova voce interessante della letteratura internazionale che affronta un tema molto delicato, quello della razza, da una prospettiva diversa da quella degli occidentali.

SINOSSI: “Ifemelu ha una borsa di studio a Princeton ed è l’autrice di «Razzabuglio», un blog di largo seguito che denuncia con arguzia i pregiudizi ancora diffusi negli Stati Uniti. Ne ha fatta di strada da quando, tredici anni prima, appena arrivata dalla Nigeria, faticava a pagare l’affitto e si sforzava di adeguare accento e aspetto agli standard americani. Eppure c’è qualcosa che Ifemelu non riesce a lasciarsi alle spalle: il ricordo di Obinze, il ragazzo amato e poi d’improvviso abbandonato. Tornare indietro nel tempo è impossibile, ma non nello spazio. Contro il buon senso e il parere di tutti, Ifemelu sale su un aereo per Lagos intenzionata a riprendere il filo di una storia interrotta.”

Americanah

“Americanah” è un romanzo di formazione acerbo che tuttavia spinge a riflettere su alcune tematiche al giorno d’oggi molto attuali.

Il romanzo ci parla di Ifemelu, una ragazza nigeriana che parte per studiare in America. La Nigeria non è in guerra, non è ai limiti della miseria, è uno dei paesi africani forse più evoluti. La nostra protagonista ha una relazione con Obinze, di cui è molto innamorata, ma è costretta a trasferirsi oltre oceano a causa di scioperi all’università nigeriana. Una volta arrivata a Philadelphia, i due ragazzi dopo un po’ interromperanno i contatti.

Dunque la descrizione degli Stati Uniti dal punto di vista di un’africana è il centro e il fulcro del romanzo: sensazioni, differenze, la difficoltà ad abituarsi, trovare un lavoro, cambiare la propria vita, e soprattutto lo scontro con la grande realtà legata al razzismo nei confronti dei neri. È presente un’aspra critica nei confronti di chi dice che il razzismo non esiste e siamo tutti uguali. È facile dirlo per chi non subisce discriminazioni razziali, neanche Ifemelu vorrebbe pensare alla razza, ma è costretta a faro quando un taxi non si ferma per lei ma per un bianco sì. Oppure quando deve acquistare biancheria color carne ma è tutto troppo chiaro per la sua pelle. O quando vuole consigli sul trucco e non ci sono esempi di modelle nere sulle riviste americane. Tante cose, piccole e grandi, a cui in effetti non capita spesso di pensare, e allora si capisce che la Adichie ha proprio ragione. Bisogna essere dalla parte della “vittima” per capire cosa significa subire una discriminazione. È poco intelligente minimizzare, fingere che il problema non esista, non basta dire che le leggi razziali sono ormai storia vecchia (mica tanto, eh) e ora siamo evoluti, in democrazia. Non siamo tutti uguali, se non tutti vedono rispettati i propri diritti.

Essere bianchi è vantaggioso

Ifemelu si guarda attorno e ci sono solo dirigenti bianchi, la maggior parte di neri fa lavori umili; prende uno strano accento americano per integrarsi, è una studentessa forte, ma la strada è sempre più difficile. La Adichie (attraverso Ifemelu) non fa mai polemica sterile: ad esempio, nota che la polizia – statistiche alla mano – arresta molti più uomini di colore, li ferma per controlli in un numero spropositatamente maggiore rispetto ai bianchi. È una cosa che fa indignare, reale, un fatto basato sui numeri. Allora il punto di vista dell’autrice diventa quello del lettore, in questo caso una bianca che come me ha sempre minimizzato. Eccomi immedesimata in quello che l’autrice definisce “l’Amico Bianco Speciale”.

Fate dire al vostro amico bianco che è veramente buffo che i sondaggisti americani chiedano ai bianchi e ai neri se il razzismo è finito. I bianchi normalmente dicono che è finito e i neri normalmente dicono che non lo è. Buffo, no?

Tutti i neri hanno l’amico bianco che vuole sentirsi super partes e che non capisce che, ripetendo che il razzismo non esiste, non fa altro che aggravare la condizione di chi ne è vittima.

Dunque ogni tanto leggiamo le pagine di Ifemelu dal blog Razzabuglia, che sono le pagine più interessanti dell’intero romanzo. Taglienti e irriverenti, quasi sembrano non essere coerenti con la personalità troppo costruita della protagonista. Ifemelu dà un po’ l’idea di una finta intellettuale, sembra rubacchiare un po’ le idee degli altri, dà un’impressione di immaturità, eppure nei suoi scritti si riscatta. È degna di nota la sua critica anche nei confronti di Blaine, il professore con cui si fidanza, e il suo circolo di amici accademici. Attraverso essi affrontiamo il tema sotto prospettive sempre nuove in cui la voce è dell’autrice, più che della protagonista.

La nota stonata è che la Adichie, volendo trattare il tema razziale, fa ruotare tutto il resto della storia attorno a questo, a volte anche forzando lo svolgimento degli eventi. È come un saggio travestito da storiella, e la storiella non combacia a pieno con l’intensità e la rilevanza del saggio. Se il tema fosse stato realmente, come nel blog, “Riflessioni sui neri americani da parte di una nera non americana”, avrebbe funzionato molto meglio, mentre invece le vicende spesso sono noiose.

A lei piaceva che lui indossasse la loro relazione con spavalderia, come una camicia dai colori sgargianti. A volte tutta quella felicità la preoccupava. Allora sprofondava nella malinconia e trattava male Obinze, o lo teneva a distanza. E la sua gioia diventava diventava una cosa inquieta, che le sbatteva le ali dentro come se cercasse un’uscita per volare via. 

A parte questo, Americanah è chiaramente – seppure il terzo romanzo edito dell’autrice – un romanzo di formazione, in cui colpisce la capacità della Adichie di analizzare la società e i comportamenti sociali. Riesce a dare un quadro di diverse identità in cui diversi strati sociali interagiscono tra loro, e così fa in modo di affrontare sempre, da una prospettiva diversa, il tema della razza e dell’appartenenza. Non manca la storia d’amore che rende il tutto più godibile.