Acciaio di Silvia Avallone
Acciaio di Silvia Avallone

Acciaio di Silvia Avallone

La vita è fatta di due sentimenti, pensò Francesca, la schiavitù e la libertà.

Vincitore del premio Campiello e Flaiano 2010, nonchè secondo al premio Strega, Acciaio è il romanzo che inserisce Silvia Avallone tra i più interessanti scrittori italiani contemporanei. 

L’ambientazione è la periferia che l’autrice conosce bene: Piombino. I personaggi sono figli del luogo, impossibilitati a studiare, in lotta per guadagnarsi la pagnotta, parte di una classe sociale condannata. Ognuno a proprio modo lotta per emergere da una vita con pochissime aspettative, e poi c’è chi si arrende e le aspettative non sa neanche cosa siano. Parliamo di un paese dove c’è chi il mare non l’ha mai visto e non potrà mai vederlo, di un luogo dove i sogni nascono già morituri ed è davvero difficile rasserenarsi tra il lavoro, durissimo e mal pagato, pericoloso, e i rapporti che si muovono tra coloro che restano ma che, se potessero, andrebbero via. E allora la ricerca della fama è l’ossessione di un futuro più luminoso, la droga è la boccata d’aria da una realtà avvilente e fagocitante.

Tu sei convinto che devi avere di più, di più, ogni giorno che passa. Che questa è la logica delle cose. Invece capita che hai di meno, di meno, ogni giorno che passa.

Alcuni elementi sembrano già visti e sentiti soprattutto nel panorama italiano, ma il Leitmotiv, sotto questi strati di squallore e povertà, è la storia dell’amicizia tra Francesca e Anna, ragazzine diverse sotto ogni punto di vista che arrivano ad amarsi in un modo fortissimo. Le guardiamo in quella fase della crescita che le porta a volersi più bene di quanto possano fare due adulti, perché ancora innocenti, ancora sulla soglia dell’adolescenza. Sono un po’ la Lila e la Lenù toscane schiacciate da una realtà asfissiante.

Silvia Avallone riesca a descrivere bene le fasi del loro rapporto, la morbosità, le paure, le speranze, una bolla che funge da protezione da tutti gli altri personaggi, dalla provincia, dall’impossibilità.

Il mare e i muri di quei casermoni, sotto il sole rovente del mese di giugno, sembravano la vita e la morte che si urlano contro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.