4 3 2 1 di Paul Auster

Acclamato come il romanzo più bello del 2017, “4 3 2 1” di Paul Auster richiede una pazienza estrema del lettore.

Pretenzioso e stancante, sperimenta una struttura letteraria affascinante che però soffoca per l’eccesso di dettagli – indispensabili?

Il racconto tratta in modo veramente esaustivo della vita di Archie Ferguson. Il contenuto è straripante di dettagli di nomi, luoghi, fatti, persone, opere letterarie, personaggi… impossibile che non si crei confusione e smarrimento, ma è lì che Auster esige pazienza e soprattutto perseveranza. Il lettore è soggiogato dall’eccesso di informazioni: utili per carità, ma stancanti, difficili da ricordare nel tumulto del mescolamento delle varie vite del protagonista. Ciò che rende unico 4 3 2 1 è l’idea della struttura letteraria: quattro vite che, per un motivo o per un altro, da un uguale inizio deviano per prendere differenti direzioni. La curiosità di scoprire come andrà la vita di Archie è sempre presente, ma non basta a volte a spingere il proseguimento della lettura.

La narrazione di anni di storia americana è interessante e accurata, spesso prende il sopravvento sulla fiction e lo sviluppo dei personaggi, che però ne sono sempre coinvolti.  Novecento pagine sono una richiesta eccessiva di attenzione, non tanto per la mole del romanzo che è scritto magistralmente, quanto per la difficoltà a entrare nelle diverse vite descritte da Auster. A un tratto ci si sente quasi di dover prendere appunti, per ricordare a che punto si era rimasti con la storia del Ferguson 1, 2, 3 o 4.

I 4 Ferguson: vite diverse, punti in comune

Chiarimenti per lo smarrito lettore, però, possono venire soltanto dopo. Ferguson 1, aspirante poeta,  farà il giornalista. A seguito di un incidente perde il pollice, farà la vita da universitario alla Columbia. Ferguson 2 a sorpresa morirà ragazzo colpito da un fulmine, e menomale, aggiungerei, perché si ha a che fare con meno vite da ricordare e il compito della lettura si alleggerisce. Anche Ferguson 3 ci abbandonerà, ma non tanto presto: assisteremo prima alla morte precoce di suo padre, alla scoperta del suo bisessualismo e gli anni a Parigi. Ferguson 4 , sconvolto per la morte di un suo amico in adolescenza, assisterà al divorzio dei suoi e finirà per diventare lo scrittore assemblatore di  4 3 2 1. In comune l’amore per Amy, la ragazza sveglia con la risata squillante, una costante in tutte le vite anche se presente in maniera differente. E la passione per la scrittura e il cinema, e il conflitto con un padre assente, l’amore viscerale con la madre, le forti pulsioni sessuali.

Paul Auster nega gli elementi autobiografici nel romanzo, eppure sono ovvi.  A partire dalla nascita a Newark nel 1947 fino alla meticolosità con cui descrive gli scritti di Ferguson e i libri da lui letti. In generale è posto un forte accento sull’educazione con cui è cresciuto Archie/Auster, soprattutto i film e i libri che lo hanno accompagnato, e questo appesantisce il carico di nozioni del lettore. Molti dichiarano di non aver avvertito questa problematica nella lettura, che invece io non ritengo scorrevole, sempre che non siate lettori molto pazienti.

Resta la grandezza nel momento in cui si riconoscono elementi comuni non solo tra le vite di Ferguson, ma anche con le nostre: la vita che scorre, inesorabile, portando con sé dolore, amore, morte. La letteratura di fa portavoce delle immense e infinite possibilità che ci troviamo di fronte ogni giorno, ma, anziché spaventare, sottolinea che per quanto tutto possa cambiare in ogni singolo momento, in ogni vita ci sono dei fili comuni che ci conducono tutti ad essere parte di una qualche stabilità. Insieme.