Quello che non sono mi assomiglia di Gianluca Giraudo

Un titolo incoraggiante, bellissimo, quello del libro d’esordio del ventisettenne Gianluca Giraudo, che però non è all’altezza della sua storia.

SINOSSI: Ignacio è un uomo di mezza età, un padre e un marito esemplare, uno stimato professore. Un giorno, all’improvviso, scompare. Nessuno sa dove possa essere finito: non ne hanno idea l’ex moglie, i figli, tutte le persone che, a vario titolo e in misure e gradi diversi, hanno avuto contatti e relazioni con lui. Tutti si interrogano su questa scomparsa che ha incrinato un equilibrio. L’indagine, le supposizioni, le ipotesi però smuovono qualcosa nelle anime di ognuno dei personaggi costringendoli a fare i conti con la loro esistenza, con nodi irrisolti, lati oscuri e non detti sepolti nel profondo. Quello che non sono mi assomiglia è un romanzo corale, polifonico, che dell’incessante ricerca della felicità fa il suo perno narrativo e la sua poetica. Un romanzo vivido e sospeso come un quadro di Hopper, denso di personaggi nei quali non possiamo che riconoscere noi e le nostre scelte; un grande affresco preciso come una fotografia, largo come una carrellata su un paesaggio che si perde all’orizzonte. Nella spirale che condurrà ciascuno al proprio destino, qualcuno si salverà.

 

Una sinossi accattivante e un ottimo incipit caratterizzano l’esordio di Gianluca Giraudo, che di professione non fa lo scrittore ma che si è avventurato nell’impresa. L’intento è la creazione di un romanzo di formazione corale, in cui in ogni capitolo si dà la voce a un personaggio diverso. Cosa c’entrano gli uni con gli altri? Attraverso piccoli e grandi dettagli, ognuno è legato alla scomparsa di Ignacio e alla sua persona.

É risaputo che i difetti, peculiarità fisiche e caratteriali proprie di un individuo già dalla più giovane età, si inaspriscono con il passare del tempo.

Chi è Ignacio? Un cinquantenne come tanti di cui sappiamo ben poco. Riprenderà parola solo alla fine, e anche allora non ci sarà lo spazio necessario per comprendere a fondo le sue scelte. La brevità del romanzo – 100 pagine, pieno di divagazioni sulle vite altrui – non è di aiuto all’approfondimento della vicenda: si perde ben presto il focus della storia, che pure si capisce solo alla fine.

Lo stile di scrittura è apprezzabile per la ricercatezza della scelta delle parole, però da solo non basta a sostenere una storia che fa della vaghezza il suo paravento. Sembra che l’autore abbia voluto affrontare dei temi a lui cari senza riuscire del tutto a trasporli sotto forma di storia.

“Quello che non sono mi assomiglia” avrebbe avuto più chance in forma di racconti che come unicum, ma resta, come opera prima, un buon tentativo soprattutto per la qualità stilistica dell’autore, ma che fa sorgere una domanda importante: “Cosa ha voluto dirci Giraudo?”.

Non sono tra coloro che ritengono che la letteratura sia soltanto un’evasione: si potrebbe grossolanamente dire che il messaggio del romanzo sia di ricercare la propria felicità a qualunque età, dietro qualunque aspetto, contro ogni regola convenzionale, ma viene reso in forma banale. Non è in grado di scuotere il lettore e la riflessione resta sterile. Una ben congegnata opera di scrittura con le potenzialità per funzionare, che finisce tuttavia per risultare un mero esercizio e si fa, così, dimenticare.

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