Maestoso é l’abbandono di Sara Gamberini

Si è parlato tanto di questo esordio di Sara Gamberini, che con Maestoso è l’abbandono è arrivata finalista al Premio Pop. E’ stato definito un viaggio introspettivo guidato da una scrittura molto particolare, e in effetti è così che si può definire questo romanzo insolito. Completamente diverso dall’idea che me ne ero fatta leggendo le recensioni, non è però riuscito del tutto a conquistare me, una fan dell’introspezione.

 

Un romanzo poetico

Innegabile è la sperimentazione dell’autrice in questa sua scrittura poetica all’interno di quello che è una sorta di diario personale, di finestra sul mondo. Una relazione morbosa e d’amore con il suo psicoterapeuta è centrale nel racconto, così come il rapporto con la madre, così speciale, e con Lorenzo, ragazzo scostante con cui Maria si relaziona a sprazzi.

“Ho sempre desiderato non avere bisogno di nessuno, davvero e non per orgoglio. Poter decidere di passare i miei giorni a leggere, essere perfettamente sana, di mente, di corpo, raggomitolata su una poltrona, elegante, con una coperta di lana sulle gambe, le luci basse, un infuso da sorseggiare posato sul tavolino, il telefono spento, nessuna aspettativa.”

La pecca del romanzo è che la storia a un certo punto sembra un’accozzaglia di frasi belle, proprio quelle che sottolinei stile aforismi, di ragionamenti avulsi, ma spesso completamente affidati al caso. Questo un po’ stanca e confonde. Sicuramente la protagonista, Maria, è un personaggio atipico e interessante, sensibile, attento alle piccole cose; come ha dichiarato l’autrice, Maestoso è l’abbandono è un romanzo sull’invisibile. Ma lo sguardo sulle cose, così particolare, spesso e volentieri, è confusionario e slegato dalla trama; la volontà di esprimere l’originalità a volte si traduce in fastidiosa stranezza.

Queste sono alcune delle frasi che non ho apprezzato: “Il primo uovo rosso si era rotto e ne era uscita la materia del vento e il seme degli esseri infernali”, come anche “Mi guardava per dirmi qualcosa. Ama me, la persiana”. Frasi che non hanno contesto e che restano un po’ casuali, se non insensate, da interpretare (?) anche quando non sempre hanno uno spessore. In alcuni punti sono rimasta allibita, perchè mi pare che a volte la Gamberini abbia forzatamente distorto la storia per renderla misteriosa e bizzarra. Così come “A volte afferro un bicchiere di latte e rimane sospeso in aria, nessuna mano lo tiene”, oppure “Io non faccio mai male a nessuno. Ho sui palmi una zona rosso scarlatto, sempre accesa.” La scrittura visionaria della Gamberini a tratti affascina e a tratti infastidisce, in un altalenante coinvolgimento nella vita di Maria.

Amore e abbandono

Il bisogno d’amore e l’abbandono sono i temi fondamentali del romanzo. Il coraggioso invito dell’autrice è quello di uscire fuori dagli schemi e vivere, senza remore, lasciando spazio alle proprie emozioni e alla propria personalità. Per questo Maestoso l’abbandono è un romanzo da leggere e interpretare, di cui discutere, per quanto forse, come esordio, non è privo di difetti.

“Siamo nell’era dell’amore immaginario, per gli estimatori dell’inattuale si tratta di uno dei sentimenti più alti, l’amore a vuoto, privo di aspettative. Mentre io, segretamente, aspettavo.”

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