Gli aquiloni di Romain Gary

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Gli aquiloni di Romain Gary in Punto Nemo

Leggere Romain Gary non è mai una cattiva idea. Eroe di guerra, membro della Resistenza, scrittore superbo, pseudonimo, vincitore del Goncourt, suicida, autore di opere di grande bellezza, questo è Romain Gary.

Tra tutti i suoi romanzi, probabilmente il suo capolavoro resta La vita davanti a sè, il tenero racconto sulla vita di Momò. Ne Gli aquiloni, invece, il personaggio maschile è Ludo, ragazzo innamorato, sognatore, e poi anti nazista e visionario.

La storia inizia in una cittadina francese, Clèry, dove Ludo cresce con suo zio che fabbrica aquiloni. Dopo la prima guerra, zio Ambroise ha iniziato a comprendere che l’inseguimento dell’azzurro, quando si vede troppo nero, è fonte di salvezza. Uomo saggio e folle, è l’albero portante del romanzo, il vero protagonista.

Alcuni lo chiamano “granello di follia”, altri invece “scintilla sacra”. Certe volte è difficile distinguere l’uno dall’altra. Ma se tu ami veramente qualcuno o qualcosa, dagli tutto quello che sei, e fregatene del resto.

(Zio Ambroise)

Da subito la serenità è ombrata dalla guerra, dall’imminente seconda guerra mondiale che tutti sperano, fino all’ultimo, non si concretizzi . In attesa dello scoppio della tempesta, vediamo pian piano ogni cosa cambiare, la paura crescere, dilagare. Il lettore segue i personaggi guardandoli smarrirsi, e soprattutto sperare, già sapendo che la Storia farà il suo corso distruggendo, annientando.

La guerra accende dilemmi drammatici che rendono i personaggi adulti in un secondo. Non esiste una scelta facile, non è semplice essere francese nè polacco o tedesco, ebreo, partigiano o anche semplicemente umano. Leggendo Gli aquiloni, ci si sente esattamente un cittadino francese degli anni Trenta e Quaranta; si palesa, come fosse attuale, la difficoltà degli uomini ad accettare ciò che sta accadendo per mano loro, poichè voluto da altri simili.

E se il nazismo non fosse una mostruosità disumana? Se fosse umano? Se fosse una confessione, una verità nascosta, rimossa, camuffata, negata, acquattata in fondo a noi stessi, ma che finisce sempre per tornar fuori?

Immaginare è vivere

Non vale la pena di vivere nulla che non sia un’opera d’immaginazione, sennò il mare sarebbe soltanto acqua salata…

Soltanto Romain Gary poteva rendere con tale ferocità quella disumanità così umana, che forse, suppone Ludo/Romain, dobbiamo imparare ad accettare come proveniente da uomini e non da mostri. Perchè ciò che Gli aquiloni vuole trasmettere non è l’odio e neanche la viltà dell’uomo, ma la potenza immaginativa di cui siamo capaci. Di questo parla il romanzo: del potere della nostra mente di trasformare la realtà, per quanto orrenda e svilente. Della facoltà umana di resistere, inventando quel che non c’è, rivivendo con la memoria chi non c’è più. Metà della nostra esistenza, del resto, la passiamo a immaginare.

Era la prima volta che usavo la fantasia come arma di difesa e nulla mi sarebbe stato più salutare nella vita.

Ludo eredita da suo zio il pregio e il difetto di una memoria sconfinata e resistente, e la facoltà di immaginare fervidamente. Ne avrà estremamente bisogno quando la Polonia verrà attaccata e perderà notizie della ragazza che ama, Lila, e di Tad e di Bruno.

La famiglia polacca con cui Ludo viene in contatto è in balìa degli eccessi: dalla ricchezza al gioco d’azzardo, alla teatralità delle liti agli agi sfrenati. Tad è il maggiore, una mente acuta, un intellettuale capace di presentire, grazie alle sue attente analisi, ciò che sarà. Capace di comprendere il mondo che gli è attorno, e anche di criticare, senza astio, la sua famiglia e sua sorella.

Lila è il personaggio femminile che “sogna se stessa“. Che pensa in grande, che vuole riuscire a cambiare il mondo. Aristocratica, egocentrica, emotiva, si lascia amare da tanti senza accontentarsi dell’amore. Lotta coi suoi sogni di ragazzina per comprendere quale sia la sua posizione nel mondo, al di là degli uomini che la circondano.

… mentre io ho bisogno di cambiare in continuazione, dal mattino alla sera, e non c’è niente di più triste dell’essere solamente ciò che sei, una cosina fabbricata dalle circostanze… Provo orrore di ciò che è fatto una volta e per tutte.

(Lila)

Gli aquiloni è anche e soprattutto una storia d’amore tra due giovani, Ludo e Lila, che sfida la realtà, che ancora ribadisce che l’uomo è fatto per tre quarti di immaginazione e solo per un quarto di dolore e realtà.

Un tributo alla speranza, ai sogni, all’umanità intera, un Romain Gary che dipinge un quadro in cui si lotta per la giustizia, per l’umanità. In cui si lotta per non cadere e per conservare, al di là di tutto, ciò che di più bello ci rende esseri viventi.

«Certe volte l’immaginazione ti fa proprio degli scherzi da prete. Questo vale per le donne, per le idee e per il tuo paese. Ami un’idea, ti sembra la più bella di tutte e poi, quando si materializza, non le somiglia affatto o addirittura diventa una vera stronzata. Oppure ami talmente il tuo paese che alla fine non lo sopporti più, perché non è mai quello giusto».
Si fece una risata.
«E così della propria vita, delle proprie idee e dei propri sogni si fanno… degli aquiloni.»

Romain Gary
Romain Gary

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