Antonio Tabucchi e la letteratura che fa sognare

Categorie Cogiti
tabucchi

Ci sono autori di cui si può leggere qualunque romanzo, poesia, saggio, con la certezza di trovarsi di fronte alla pura letteratura. È questo il caso di Antonio Tabucchi, scrittore e professore, italiano e portoghese adottivo.

Nato a Pisa, residente per anni a Lisbona, con Parigi nel cuore. Un viaggiatore e un impeccabile conoscitore dell’essere umano: lo si capisce dalla sensibilità del suo narrare, capace di cogliere l’invisibile per porgerlo al lettore sotto forma di poesia. Non di certo la poesia del suo amato Pessoa, di cui era uno studioso appassionato. Tanto innamorato del Portogallo e della sua letteratura da divenire anch’egli uno dei più grandi letterati portoghesi, sepolto in quella terra che per lui non era straniera. Un uomo il cui impegno politico si è fatto sempre sentire, e che riteneva la letteratura un terreno di riflessione, un campo di inquietudine e di ricerca costante. La vita insensata deve necessariamente ricercare un senso.

Anche il sogno è un modo per riempire i vuoti e la letteratura può quindi supplire a ciò che  andato perduto?, gli era stato chiesto. E lui ha risposto così:

“Ritornando al nostro amato Fernando Pessoa, lui diceva che la letteratura è la dimostrazione che la vita non basta, se bastasse non si sognerebbe neppure. Sappiamo che il sogno può essere la proiezione di un desiderio, quindi in questo caso ho fatto divenire la letteratura supplente, vicaria di una cosa che ci manca, mi sembra che anche questo sia il compito della letteratura, ovvero di inventare delle cose che non abbiamo, di cui non è restata traccia.”

 

I romanzi di Tabucchi

Sostiene Pereira è un libro che dovrebbe leggersi nelle scuole: il dovere dell’intellettuale che si oppone al regime dittatoriale è narrato attraverso Pereira, suo alter ego, che ha come un lento risveglio. Apre gli occhi e agisce, con coraggio. Lisbona, il caldo, gli ideali, la forza di credervi, la libertà che non è solo una parola ma un diritto per cui lottare. Sostiene Pereira, la frase ripetuta di continuo in tutto il romanzo. La limonata e il sudore del giornalista in sovrappeso, in una Lisbona schiacciata dall’oppressione di Salazar; la stasi di Pereira paragonata al fervore di Monteiro Rossi, che diventerà suo amico e sarà brutalmente assassinato. Con questo romanzo ci si dovrebbe approcciare a Tabucchi, perchè resta il suo capolavoro indiscusso e lascia il lettore travolto dalla sua bellezza.

Si sta facendo sempre più tardi, un romanzo in forma di lettere che odora di nostalgia fin dalle prime righe, che colpisce per la sua poeticità. Destinatari ignoti in città lontane, sogni mai realizzati eppure presenti, ricordi lontani, il pensiero della morte e della fine che si unisce alla bellezza della vita. E poi Requiem, un omaggio al Portogallo, il viaggio nelle strade di una torrida Lisbona. Un sogno? La realtà?  

“Questo Requiem, oltre che una “sonata”, è anche un sogno, nel corso del quale il mio personaggio si trova ad incontrare vivi e morti sullo stesso piano: persone, cose e luoghi che avevano bisogno forse di un’orazione, un’orazione che il mio personaggio ha saputo fare solo a modo suo: attraverso un romanzo.”

Il filo dell’orizzonte, il bisogno di dare onore a un cadavere senza nome. Una storia che scorre come il tempo, senza che ce ne rendiamo conto. Perchè Tabucchi ha il potere di accompagnare il lettore senza mai essere invadente, quasi silente dietro alle parole che però invece arrivano con tutta la loro intensità.

“E allora lui ha sentito una stanchezza opprimente, come se gli pesasse sulle spalle la stanchezza di tutto ciò che lo circondava, è uscito nel cortile e ha sentito che anche il cortile era stanco, e le mura di quel vecchio ospedale erano stanche, e anche le finestre, e la città, e tutto; ha guardato e gli è parso che anche le stelle fossero stanche, e ha desiderato che ci fosse un’eccezione per tutto ciò che è, come un differimento o una dimenticanza.” 

Piccoli equivoci senza importanza, undici racconti in cui i temi della vita e delle sue scelte, dei rimpianti e delle mancate opportunità, e ritorna il tema del sogno.

“A volte una soluzione sembra plausibile solo in questo modo: sognando. Forse perché la ragione è pavida, non riesce a riempire i vuoti fra le cose, a stabilire la completezza, che è una forma di semplicità,  preferisce una complicazione piena di buchi, e allora la volontà affida la soluzione al sogno.”

E poi, anche le storie più brevi di Tabucchi lasciano qualcosa. A volte anche solo briciole che però danno l’impressione di aver aperto uno squarcio sulla comprensione del mondo. Riflessioni metaforiche di ruvida bellezza. Questo è anche il caso di Per Isabel. Un mandala, uscito dopo la morte dello scrittore, avvenuta nel 2012. Per Isabel è un inno alla curiosità, un invito a non smettere mai di cercare: la ricerca di Isabel è la ricerca di sè. “È l’ora di rientrare, disse, la ricerca è finita. Si accoccolò sulle gambe e soffiò sulla sabbia. Il cerchio si annullò. Perché fa questo?, chiesi. Perché la ricerca è finita, e ci vuole il soffio del vento che riconduca il tutto al nulla sapienziale, disse lui…”

Leggere Tabucchi è sempre la certezza di scoprire qualche nuovo angolo di mondo.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.